Manifestazione antirazzista a Caserta

E' stata una bella manifestazione quella di questa mattina per le strade di Caserta. Una manifestazione organizzata qualche mese fa dai comitati antirazzisti, dai centri sociali, dalla Caritas, dalle associazioni laiche, cattoliche e di volontariato. La strage di Castel Volturno ha catalizzato l'attenzione, così finalmente ad una manifestazione di immigrati, o di migranti, si sono viste le belle facce dei politici, le belle fasce dei politici, gli stendardi, i gonfaloni e i gagliardetti. Le videocamere erano come consueto per loro, così speriamo abbiano detto qualcosa di buono.
C'erano una marea di migranti. Di gente che se ne è andata dal proprio paese, e che è venuta a cercare l'eldorado in Italia. Hanno trovato la munnezza e i camorristi di Castel Volturno, e non è stata proprio la stessa cosa. L'impressione a parlare con i tanti ragazzi africani - ma non solo - presenti al corteo, è che si diventa razzisti quando non li si conosce, quando non ci si ha mai avuto a che fare.
L'impressione è di partecipare ad una manifestazione degli anni '60-'70, solo che gli operai, i contadini o i braccianti, sono diventati tutti neri. Quelli che sfilano oggi, a parte le ovvie ragioni scaturite dopo Castel Volturno, sono la classe operaia sottomessa e senza diritti di oggi, del 2000, del nuovo millennio insomma. Storie di gente sottopagata, che deve pregare il padrone di lavoro, pardon, il datore di lavoro, per avere lo stipendio, che arriva anche 15-20 giorni dopo la data prevista. Gente che si alza alle 6 del mattino e finisce di lavorare alle 7 di sera.
Va bene, bisogna dire che lì in mezzo ci saranno stati anche gli spacciatori e gente poco onesta. Ma detto ciò non si può non vedere la marea di persone che assomigliano a quelle che uscivano dalle campagne negli anni del dopoguerra in italia. Gente che migrava nelle città alla ricerca di lavoro. Allora ti accorgi che davvero le differenze - presunte tali - si abbattono. A Torino, la città natale dei regnanti d'italia, gli autoctoni piemontesi affiggevano simpatiche scritte "Qui non si affitta a meridionali", probabili portatori di peste e riti voodo. E' quello che succede ora a qualcun altro. A questi ragazzi e queste ragazze che vengono dall'africa, o da altri paesi in rovina.
E' stata una bella manifestazione. Alcuni, tra ghanesi e nigeriani, cantavano ripetutamente una canzone a ritmo di bonghi, mi hanno spiegato che era una preghiera a Dio, affinchè faccesse discendere il suo Spirito Santo per proteggerli. Non sono molti diversi da noi questi strani STRANIERI. Forse non si potranno aprire le "porte" indiscriminatamente a tutti, è chiaro che ci vogliono politiche serie a tal proposito. Ma la scelta di non regolarizzare quelli presenti sul territorio davvero non pare la miglior soluzione. Non regolarizzandoli, ovvero non concendendo loro documenti che attestano che possono risiedere in Italia, si alimenta solo un mercato sommerso dove girano molti soldi a favore di qualcuno.. e i diritti scompaiono. Guardiamoli bene questi stranieri, e ci accorgeremo che le loro condizioni erano le nsotre 60 anni fa. Guardiamoli bene, e in fondo ci accorgeremo che i problemi dei diritti sul lavoro e sulla sicurezza sono gli stessi per gli italiani. Non serve la contrapposizione. Nel corteo in molti mi indicavamno altre città come modelli di riferimento, città dove - dicevano - ci sono i carabinieri, dove ci sono i controlli, dove c'è sicurezza. Una cosa che anche loro chiedono. Non repressione, ma controllo del territorio, sicurezza, diritti, e non cieca criminalizzazione.
Il mondo gira in questo senso.. i paesi sono in guerra, le carestie aumentano, la gente è costretta a muoversi. O si fa in modo che ciò si trasformi anche in ricchezza per i paesi che ospitano questi migranti (come hanno fatto Germania, Francia o Spagna ad esempio), o si creeranno solo le condizioni per fatti più gravi. E' una pentola a pressione. O mettiamo una mano sopra il coperchio fino all'esplosione, o decidiamo di agire diversamente.



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