Un nuovo Policlinico a fianco alla discarica
CASERTA. Il polo medico, dopo 15 anni e 200 milioni di euro, è uno scheletro abbandonato. Nell’area ci sono un sito di smaltimento rifiuti, cave e presto una zona industriale.
Immaginate un ospedale costruito a due passi dai terreni utilizzati da vent’anni per sotterrare rifiuti (legali e illegali). Di fronte ad alcune cave ancora in funzione e al camino di un cementificio, distante poche centinaia di metri. A Caserta, tutto questo, accade per davvero. Dove in questo contesto ambientale alquanto compromesso sta sorgendo il Policlinico della Seconda università degli studi di Napoli. Problemi ai quali si aggiungono i tempi di realizzazione che ormai sfiorano i 15 anni. Il progetto risale infatti al 1995 ma i primi appalti per la costruzione sono stati assegnati solo nel 2004. Nel mezzo tante lungaggini burocratiche, protocolli d’intesa e polemiche. Così la prima pietra della struttura medico-universitaria viene posata nel febbraio del 2005. Secondo il crono-programma i lavori dovevano concludersi in 1.461 giorni con la struttura pronta e funzionante entro il dicembre del 2008. Almeno secondo quanto dichiarato dall’allora assessore regionale alla Sanità, Rosalba Tufano.
Qualche anno prima, nel giugno 2002, il Rettore della Seconda università di Napoli, Antonio Grella, prometteva: «In tre anni avremo il Policlinico» aggiungendo che «i tempi verranno rispettati: se lo metta in testa chiunque lavori con noi». Otto anni dopo quel monito del rettore, il cantiere del Policlinico è uno scheletro di cemento armato in stato di abbandono. I circa 200 operai della Immobilgi Federici Sterling spa, dell’ingegnere Mario Granata Pagano, che s’era aggiudicata i lavori, sono senza stipendio. Il contratto è stato infatti stracciato per «gravi e continue inadempienze», mentre un’interdittiva antimafia, intervenuta nei confronti dell’imprenditore, è stata poi annullata dal Tar Campania. Il magnate del cemento Mario Pagano chiede ora 60 milioni di euro di risarcimento per la revoca del contratto.
Quanto sarà costato alla fine il Policlinico casertano, finanziato inizialmente con 200 milioni di euro, e quando sarà completato, oggi nessuno sa dirlo. A complicare ulteriormente le cose è la situazione ambientale del luogo. Anche secondo chi ha progettato la struttura (lo studio Pica Ciamarra associati) un rinnovo delle concessioni non era concepibile per le cave circostanti, che avrebbero dovuto cessare la propria attività prima dell’apertura del polo medico-didattico. Ma così non è stato e una nuova “bomba chimica” è stata depositata su quel territorio, a poche centinaia di metri dal cantiere fantasma. Nel 2007 infatti il Commissario straordinario per l’emergenza rifiuti, Guido Bertolaso, individua la zona denominata Lo Uttaro, come luogo idoneo per una mega discarica. Le proteste dei comitati cittadini e le migliaia di persone scese in strada, preoccupate per la propria salute e il probabile inquinamento della falda acquifera, non valgono una rivalutazione della decisione
E così Bertolaso apre la discarica che circa un anno dopo verrà posta sotto sequestro dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere con l’accusa di disastro ambientale. Il senatore Roberto Barbieri, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sui rifiuti definirà quella discarica una “bomba chimica”. L’assessore regionale all’Ambiente, Walter Ganapini, ha ultimamente reso pubbliche le denunce dei medici di base della zona sud di Caserta: aumento di patologie tumorali e leucemie, soprattutto nei bambini.
Che le condizioni ambientali non fossero delle migliori lo si sapeva sin dall’inizio. A confermarlo è il “muro d’acqua” progettato dallo studio Pica Ciamarra associati: una struttura di nebulizzazione dell’acqua che formerebbe un “muro” alto 30 metri e largo 400. Dovrebbe sorgere dinanzi il Policlinico per abbattere le polveri presenti nell’aria, provenienti soprattutto dalla superstrada sopraelevata situata, anche questa, di fronte la struttura ospedaliera. Quello che i progettisti non potevano immaginare erano i successivi Piani di insediamento produttivo. Proprio in questi giorni è in corso una battaglia legale per l’espropriazione di alcuni terreni posti su un fianco del Policlinico.
Per ora il Consiglio di Stato ha dato ragione al Comune di Caserta. Se finirà così, su un lato del mega ospedale sorgeranno anche i capannoni industriali: lavorazione di ferro e metallo, officine per la tornitura e la fresatura, produzione di cosmetici, laboratori per la lavorazione di pietre, graniti lapidei e vetro, un’officina per la riparazione veicoli e vari altri stabilimenti. Il Policlinico casertano, con il miraggio dei suoi 500 posti letto, una cittadella universitaria e nuove infrastrutture di supporto, appare una fortezza assediata su ogni fronte. A questo punto la domanda più logica è se davvero esiste la volontà di costruirlo. Dubbio espresso addirittura dall’assessore alla Sanità della Regione Campania, Mario Santangelo.
Pubblicato su Terra, il 30/01/2010
(la foto mostra il cantiere del policlinico visto da Google Maps)
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